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Православци причају с католицима и протестантима

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Belgrado e i Monasteri della Serbia 1° Parte

Con l'AbacoViaggi dal 7 al 11 Luglio 2010, Giuliano e Antonella e un gruppetto di persone sono andati a vedere Belgrado e i Monasteri della Serbia.

Iniziamo il giro con la 1° parte dedicata ai Monasteri concludendo la seconda 2° parte dedicata a Belgrado.

La Repubblica di Serbia è uno stato del sud-est dell'Europa, nella regione dei Balcani. Confina conUngheria, Romania, Bulgaria, Macedonia, Albania, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Croazia; si tratta diuno stato senza sbocco al mare. La capitale è Belgrado.

La Serbia era unita al Montenegro nell'Unione Statale di Serbia e Montenegro, ma in seguito al referendum del 21 maggio 2006, il Montenegro ha votato per l'indipendenza. A seguito del referendum, la Confederazione è stata sciolta e la Serbia (così come il Montenegro) è divenuta uno Stato sovrano.

Il 17 febbraio 2008 la maggioranza di lingua albanese della Provincia serba del Kosovo ha proclamato unilateralmente la propria indipendenza con una dichiarazione approvata dal Parlamento kosovaro.

Il paesaggio della Serbia settentrionale (area a nord di Belgrado e del Danubio) è costituito da una vasta pianura alluvionale che si estende fino a raggiungere il Bassopiano pannonico, del quale la Serbia comprende la porzione meridionale, la Vojvodina. La zona è attraversata da alcuni affluenti del Danubio (Sava e Tibisco) e vi si trovano poche modeste aree di rilievi come ad esempio la catena collinare di Fruška Gora (539 m s.l.m.).

La zona occidentale (šumadija) è invece dominata da colline e da qualche rilievo di altitudine compresa fra i 1000 e i 1500 m s.l.m. Verso sud il territorio diventa montuoso, il massiccio più importante è quello di Kopaonik, situato nel centro-sud della Serbia, nella zona fra Kraljevo, Kruševac e Novi Pazar.

PARTE 1° - I Monasteri

Monastero di Manasija

Il Monastero di Studenica ,si trova 39 chilometri a sudovest di Kraljevo, nella Serbia centrale. è uno dei più grandi e ricchi monasteri della Chiesa Ortodossa Serba Venne fondato nel 1190 dal fondatore del moderno stato serbo, Stefano Nemanja, il quale, dopo aver abdicato in favore del figlio, vi dedicò gli ultimi anni di vita.

Le sue mura fortificate racchiudono due chiese: la Chiesa della Vergine e la Chiesa del Re, entrambe costruite in marmo bianco. Il monastero è noto per i suoi splendidi affreschi in stile bizantino del XIII e XIV secolo. Nel 1986 il monastero di Studenica venne incluso nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Manasija è uno dei monasteri più importanti della cultura medioevale serba ed appartiene alla cosiddetta"Scuola di Morava"(Moravska skola).

Monastero di Studenica

Il Monastero di Studenica ,si trova 39 chilometri a sudovest di Kraljevo, nella Serbia centrale. è uno dei più grandi e ricchi monasteri della Chiesa Ortodossa Serba Venne fondato nel 1190 dal fondatore del moderno stato serbo, Stefano Nemanja, il quale, dopo aver abdicato in favore del figlio, vi dedicò gli ultimi anni di vita.

Le sue mura fortificate racchiudono due chiese: la Chiesa della Vergine e la Chiesa del Re, entrambe costruite in marmo bianco. Il monastero è noto per i suoi splendidi affreschi in stile bizantino del XIII e XIV secolo. Nel 1986 il monastero di Studenica venne incluso nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Monastero di Zica

Il Monastero di Zica è un monastero ortodosso non lontano da Kraljev ( una delle città più pittoreshce serbe) in Serbia. Il monastero, insieme alla chiesa San Domenico, fu costruito dal primo re serbo Stefano I. La parte dominante del Monastero di Zica è la chiesa di colore rosso. Dalla decorazione originale si sono conservati dei frammenti. La chiesa a una navata del Monastero di Zica ha la pianta a croce, con la sua struttura architettonica appartiene alla scuola edile più antica in Serbia, cosi detta di rasch.

La chiesa di San Giorgio (Oplenac)

La chiesa è coperta da cinque cupole. La lunghezza interna del tempio è di 30 metri, l'altezza della volta è di 27, la larghezza di ogni navata di 9. Tutte e quattro le facciate sono in marmo bianco di Vencac e quella principale, rivolta ad occidente, è quella maggiormente decorata: l'arco sopra la porta d'accesso ospita un'icona di san Giorgio, a cui la chiesa è dedicata, creata a Venezia secondo il disegno di un noto artista serbo, Paja Jovanovic, che simboleggia la vittoria del popolo serbo contro i suoi nemici. Sopra il portale, in un cerchio, c'è scolpito il primitivo stemma della dinastia dei Karadordevic, che differisce dallo stemma della Serbia solo per la presenza ai lati due due tenenti, reggenti banidiere serbe e lo stemma, abbigliati secondo i costumi della regione di šumadija.

Oltre alle due tombe all'interno della chiesa sono presenti altre 20 tombe dei membri della dinastia, ben sei generazioni dei Karadordevic.

Serbia, ... per le strade di Belgrado 2° Parte

Con l'AbacoViaggi dal 7 al 11 Luglio 2010, Giuliano e Antonella e un gruppetto di persone sono andati a vedere Belgrado e i Monasteri della Serbia.

Iniziamo il giro con la 1° parte dedicata ai Monasteri concludendo per poi passare a Belgrado.

La Repubblica di Serbia è uno stato del sud-est dell'Europa, nella regione dei Balcani. Confina conUngheria, Romania, Bulgaria, Macedonia, Albania, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Croazia; si tratta di uno stato senza sbocco al mare. La capitale è Belgrado.

La Serbia era unita al Montenegro nell'Unione Statale di Serbia e Montenegro, ma in seguito al referendum del 21 maggio 2006, il Montenegro ha votato per l'indipendenza. A seguito del referendum, la Confederazione è stata sciolta e la Serbia (così come il Montenegro) è divenuta uno Stato sovrano.

Il 17 febbraio 2008 la maggioranza di lingua albanese della Provincia serba del Kosovo ha proclamato unilateralmente la propria indipendenza con una dichiarazione approvata dal Parlamento kosovaro.

Il paesaggio della Serbia settentrionale (area a nord di Belgrado e del Danubio) è costituito da una vasta pianura alluvionale che si estende fino a raggiungere il Bassopiano pannonico, del quale la Serbia comprende la porzione meridionale, la Vojvodina. La zona è attraversata da alcuni affluenti del Danubio (Sava e Tibisco) e vi si trovano poche modeste aree di rilievi come ad esempio la catena collinare di Fruška Gora (539 m s.l.m.).

La zona occidentale (šumadija) è invece dominata da colline e da qualche rilievo di altitudine compresa fra i 1000 e i 1500 m s.l.m. Verso sud il territorio diventa montuoso, il massiccio più importante è quello di Kopaonik, situato nel centro-sud della Serbia, nella zona fra Kraljevo, Kruševac e Novi Pazar. è un'area inclusa in un parco nazionale, famoso anche per una importante stazione sciistica.

PARTE 2° - la capitale Belgrado

Belgrado

Capitale della Serbia (1.000.000 ab. ) Belgrado ha un'origine antichissima e una storia ricca di vicissitudini. Fu fondata nel IV secolo a.C. da popolazioni celtiche (i Singa) lungo la confluenza del fiume Sava col Danubio, e prosperò immediatamente come centro commerciale tra i traffici fra Oriente ed Occidente. I romani fecero di questo insediamento ( che chiamarono Singidum ) a partire dal I secolo d.C. un importante bastione difensivo nella catena di fortificazioni lungo il Danubio.

Con l'arrivo delle popolazioni barbare all'indomani della caduta dell'Impero Romano, Belgrado conobbe una lunga serie di dominazioni differenti: fu prima Ostrogota, quindi passò ai Gepidi, agli Avari e infine agli Slavi, che le diedero l'attuale nome di "Beograd" ( città bianca ) nell'XI secolo. Divenne capitale dell'autonomo Regno di Serbia fino al XV secolo, quando fu inglobata dal potente vicino Regno di Ungheria. Fu conquistata dagli Ottomani nel 1521, dai quali ottenne l'indipendenza soltanto nel 1830.

Nel 1918 divenne capitale del Regno di Jugoslavia e nel 1944 capitale della Repubblica di Jugoslavia. Attualmente Belgrado è soltanto la capitale della Repubblica di Serbia, in seguito agli sconvolgimenti politici che hanno dissolto la vecchia Federazione Jugoslava.

Oggi Belgrado è una città moderna, centro della vita politica e culturale del Paese, ricca di teatri, gallerie d'arte, musei, con belle spiagge sulle rive dei Fiumi Sava e Danubio e grandi Parchi immersi nella natura.

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Serbia visita a visit Belgrado 3° Parte

Con l'AbacoViaggi dal 7 al 11 Luglio 2010, Giuliano e Antonella e un gruppetto di persone sono andati a vedere Belgrado e i Monasteri della Serbia.

Iniziamo il giro con la 1° parte dedicata ai Monasteri concludendo per poi passare a Belgrado.

La Repubblica di Serbia è uno stato del sud-est dell'Europa, nella regione dei Balcani. Confina conUngheria, Romania, Bulgaria, Macedonia, Albania, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Croazia; si tratta di uno stato senza sbocco al mare. La capitale è Belgrado.

La Serbia era unita al Montenegro nell'Unione Statale di Serbia e Montenegro, ma in seguito al referendum del 21 maggio 2006, il Montenegro ha votato per l'indipendenza. A seguito del referendum, la Confederazione è stata sciolta e la Serbia (così come il Montenegro) è divenuta uno Stato sovrano.

Il 17 febbraio 2008 la maggioranza di lingua albanese della Provincia serba del Kosovo ha proclamato unilateralmente la propria indipendenza con una dichiarazione approvata dal Parlamento kosovaro.

Il paesaggio della Serbia settentrionale (area a nord di Belgrado e del Danubio) è costituito da una vasta pianura alluvionale che si estende fino a raggiungere il Bassopiano pannonico, del quale la Serbia comprende la porzione meridionale, la Vojvodina. La zona è attraversata da alcuni affluenti del Danubio (Sava e Tibisco) e vi si trovano poche modeste aree di rilievi come ad esempio la catena collinare di Fruška Gora (539 m s.l.m.).

La zona occidentale (šumadija) è invece dominata da colline e da qualche rilievo di altitudine compresa fra i 1000 e i 1500 m s.l.m. Verso sud il territorio diventa montuoso, il massiccio più importante è quello di Kopaonik, situato nel centro-sud della Serbia, nella zona fra Kraljevo, Kruševac e Novi Pazar. è un'area inclusa in un parco nazionale, famoso anche per una importante stazione sciistica.

PARTE 2° - la capitale Belgrado

Belgrado

Capitale della Serbia (1.000.000 ab. ) Belgrado ha un'origine antichissima e una storia ricca di vicissitudini. Fu fondata nel IV secolo a.C. da popolazioni celtiche (i Singa) lungo la confluenza del fiume Sava col Danubio, e prosperò immediatamente come centro commerciale tra i traffici fra Oriente ed Occidente. I romani fecero di questo insediamento ( che chiamarono Singidum ) a partire dal I secolo d.C. un importante bastione difensivo nella catena di fortificazioni lungo il Danubio.

Con l'arrivo delle popolazioni barbare all'indomani della caduta dell'Impero Romano, Belgrado conobbe una lunga serie di dominazioni differenti: fu prima Ostrogota, quindi passò ai Gepidi, agli Avari e infine agli Slavi, che le diedero l'attuale nome di "Beograd" ( città bianca ) nell'XI secolo. Divenne capitale dell'autonomo Regno di Serbia fino al XV secolo, quando fu inglobata dal potente vicino Regno di Ungheria. Fu conquistata dagli Ottomani nel 1521, dai quali ottenne l'indipendenza soltanto nel 1830.

Nel 1918 divenne capitale del Regno di Jugoslavia e nel 1944 capitale della Repubblica di Jugoslavia. Attualmente Belgrado è soltanto la capitale della Repubblica di Serbia, in seguito agli sconvolgimenti politici che hanno dissolto la vecchia Federazione Jugoslava.

Oggi Belgrado è una città moderna, centro della vita politica e culturale del Paese, ricca di teatri, gallerie d'arte, musei, con belle spiagge sulle rive dei Fiumi Sava e Danubio e grandi Parchi immersi nella natura.

Il Monastero di Mileševa,

Fu fatto costruire dal re serbo Stefano Vladislav I quando ancora era erede al trono, e portato a compimento tra il 1234 e il 1236, subito dopo la sua ascesa al trono. Vladislav, figlio di Stefano Prvovenčani e nipote di Ratsko, passato alla storia come San Sava, vi fece trasferire le spoglie del santo zio nel 1236, dalla città di Tărnovo in Bulgaria dove era morto.

Nel 1243 Vladislav fu spodestato e cedette il trono al fratello minore Stefano Uroš I. Si ritirò sulla costa della Doclea, dove visse fino alla morte avvenuta nel 1169, e fu sepolto a Mileševa, accanto alla tomba di San Sava.

Nel 1377 il suo carattere di luogo di culto dei sovrani serbi fu sottolineato dalla cerimonia d'incoronazione del re di Serbia e Bosnia Tvrtko. Nel 1446 Stefan Vukčić Kosača, governatore della Zahumlje si nominò Duca (Herzeg) di San Sava: da questo, i suoi domini in cui rientrava anche il monastero, si chiamarono "Erzegovina".

Durante la dominazione ottomana, nei confronti delle popolazioni cristiane della Serbia, si procedeva a repressioni, conversioni forzate e rapimenti di giovani da inserire nel corpo paramilitare dei giannizzeri. Solo i monasteri godevano di una certa autonomia e di una relativa pace. Divennero quindi gli unici luoghi in cui il popolo potesse partecipare alle cerimonie religiose, apprendere la dottrina cristiana e conservare le tradizioni nazionali.

La presenza della sepoltura di San Sava, che per i Serbi aveva un valore sia spirituale sia patriottico, fece di Mileševa uno dei più importanti centri religiosi dei Balcani, visitato anche dai sovrani di tutta la cristianità ortodossa, tra cui lo zar di Russia Ivan il terribile.

Questa fama indispettì i Turchi, che nel 1594 incendiarono il monastero, trafugarono le spoglie del santo e le bruciarono in piazza a Belgrado. Nel XVII secolo il complesso subì altre devastazioni da parte degli Ottomani a seguito di rivolte popolari. Nel 1557 fu ristrutturato dal patriarca Makarije, ma successivamente, a causa dei continui roghi e delle devastazioni, i monaci abbandonarono il monastero, unendosi alla Grande migrazione dei Serbi (Велика сеоба Срба, Velika seoba Srba) che dal 1690 vide la popolazione in fuga verso i territori della monarchia asburgica.

Nel 1857, dopo più di un secolo di declino, quando ormai i Turchi erano stati cacciati ed era nato il Principato di Serbia, le rovine del monastero furono riportate alla luce, e nel 1863 i cittadini di Prijepolje ricostruirono la chiesa e il refettorio.

Recentemente, il complesso è stato sottoposto ad un accurato restauro che ha salvato dalla completa distruzione alcuni importanti cicli di affreschi che rendono Mileševa una grande testimonianza dell'arte pittorica sacra medievale serba.

In linea con tutte le costruzioni reali della Serbia medievale, il monastero fu edificato secondo il gusto tipico dell'architettura della Rascia, ossia, in stile romanico con adattamenti per il culto ortodosso.

La chiesa, dedicata all'Assunzione di Maria, è a navata unica con due piccole cappelle, possiede un esonartece ed un nartece, e ha una grande abside centrale affiancata da due minori laterali. è sormontata da due cupole, una che si eleva sulla navata e un'altra, più piccola, sul nartece.

All'interno tutte le pareti sono affescate. Nel nartece, dove era posta la tomba di San Sava, è ritratto lo stesso santo, affiancato dai membri della famigla Nemanjić: Stefano Nemanja come San Simeone, Stefano Prvovenčani, Stefano Vladislav, Stefano Radoslav, e dall'imperatore Costantino, primo sovrano cristiano.

I membri della casa reale sono riratti in piedi e affiancati secondo un'iconografia tipica dei santi. Questo testimonia l'aspetto sacrale della famiglia regnante e il culto che il popolo le tributava.

Nel registro superiore sono rappresentate scene della vita terrena di Cristo, tra cui quella della sepoltura in cui un angelo, siede sulla tomba. Si tratta dell' Angelo bianco (Бели Aнђео, Beli Anđeo), forse, la più celebre immagine della pittura serba. Gli affreschi del nartece sono stati eseguiti intorno al 1240.

Nella navata gli affreschi rappresentano scene della vita della Vergine Maria e ritratti di santi guerrieri e martiri. All'interno del santuario, intorno all'altare, abbondano ritratti di vescovi.

Nella seconda metà del XVII secolo gli affreschi eseguiti nel XIII secolo furono ricoperti da nuove pitture. Un incendio appiccato dai Turchi le distrusse: esse, però protessero i dipinti più antichi che avevano rimpiazzato: è, quindi, grazie al loro sacrificio che oggi possiamo ancora ammirare le immagini originali.

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Threshold of Hope - 11-29-2011 - Vatican II Document - Dei Verbum - Fr Mitch Pacwa SJ

EWTN Global Catholic Television Network:

Threshold of Hope - Fr. Mitch Pacwa, S.J. - Vatican II Document: Dei Verbum

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Cross_of_all_nations.jpg

Mt. Sannin, Baskinta, Lebanon.

The Cross, 73.80 meters high, not only protects this country ... but also the neighboring countries of Israel, the Palestinian Authority and Jordan, Syria.

The iidea to build this cross appeared spontaneously after the certificates delivered by Catalina Rivas from Bolivia. The cross represents all people of three religions as one family in God: Muslim, Christian and Jewish.

This project has a special blessing from Pope Benedict XVI in 2006.

welcomepage_07.jpg

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The Unity Cross FB

http://www.facebook.com/UnityCross

Event - Cross at Qanat Bakish - Lebanon - صليب قناة بكيش - لبنان

On top of the Mount Qanat Bakish, will rise the Largest Cross in the world, on Monday at

Lebanon time. Come and share with us the joy of the occasion- على تلة قناة باكيش سيرفع اكبر صليب في

العالم، الاثنين الساعة

بتوقيت لبنان .تعالوا وشاركونا فرحة المناسبة
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Манчевски на средба со министерот за култура на Ватикан

Понеделник, 05 Декември 2011 10:35

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Македонскиот режисер Милчо Манчевски се обрати на првата сесија на меѓународната академска конференција насловена „Филм и вера“ при Папскиот латерански универзитет во Ватикан. Тој имаше излагање на тема „Вистина и фикција, уметност и вера“.

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Манчевски се сретна со кардиналот Џанфранко Раваси, претседател на Ватиканскиот папски совет за култура (министер за култура на Ватикан). Ватикански домаќини организираа и посета на црквата „Сан Клементе“ во која почиваат моштите на Св. Кирил.

По конференцијата, Манчевски беше поканет од претставниците на Универзитетот во Саламанка, Шпанија, да одржи предавање и на овој универзитет.

Излагањето на Манчевски беше проследено со извонредни реакции и ќе биде обавено во академски публикации.

Манчевски беше поканет од Ватикан да учествува на оваа значајна конференција поради неговите досегашни синестачки и есеистички остварувања.

Тој допатува на конференцијата директно од Индија, каде на фестивалот во Гоа го претставуваше најновиот филм „Мајки“. Филмот се прикажа на 28 ноември, а на 29 ноември се одржа прес-конференција. Три дена претходно, Манчевски одржа мастер клас, еден ден по австралиско-холивудскиот режисер Филип Нојс.

По Ватикан, Манчевски повторно се враќа во Индија, на фестивалот во Керала, каде „Мајки“ исто така ќе биде прикажан.

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  • 2 weeks later...

Датум: 16.12.2011, 17:27

РЕПОРТАЖА: МЕЃУ МАKЕДОНСKИТЕ УНИЈАТИ

Источните католици ја зачуваа православната традиција

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Жителите на струмичкото село Петралинци, потомци на припадниците на т.н. Kукушка унија повеќе од еден и пол век ја чуваат православната традиција во рамките на Римокатоличката црква

Отецот Гоце Kостов, кој е истовремено и парох, при влезот во црквата „Светите Kирил и Методиј“ во струмичкото село Петралинци се крсти со три прста. Над влезната порта во овој храм, кој претставува нова црква обновена во минатата година на местото на старата црква подигната уште во 1929 година, се ликовите на сесловенските просветители изработени во стилот што го знаеме од православните цркви. Внатре доминантно место го зазема олтарот изработен во преубава длабока резба. Во него, како што е и редот, насликаните икони на Исус Христос, Богородица, свети Јован Kрстител, светите солунски браќа, на архангел Михаил, првоѓаконот Стефан... какви што ги знаеме од православната христијанска традиција. Сега белите ѕидови на црквата го чекаат да бидат насликани со фреските, меѓу кои централното место ќе му припадне на Исус Христос.

Верниците што речиси редовно доаѓаат на службите на отецот Гоце ги палат жолтите свеќи, молитвите и службите се вршат од Библијата, која се користи и во МПЦ, а ги слават и истите празници и во истото време според стариот календар. Навидум би се кажало дека црковниот храм во Петралинци е црква која ~ припаѓа на Македонската православна, но направена во нешто посовремени архитектонски трендови. Меѓутоа, не е така, овој духовен храм кој ја чува православна христијанска традиција ја признава духовната власт на Римокатоличката црква, на Ватикан и на папата Бенедикт Шеснаесетти. Така е веќе 152 години откако македонското население во пошироката околина на Kукуш, градот во егејскиот дел на Македонија, го потпишало познатиот документ за т.н. Kукушка унија во 1859 година со цел да ги зачува христијанска вера и македонска самобитност пред обидите на грчките и на бугарските националистички пропаганди за нивното однародување. Храмот во Петралинци, божји дом на околу 600 жители на оваа село, всушност е оставина и на потомците на тој период од македонската историја, кои поради прогоните, тортурата и егзодусот на кој беа принудени, сега живеат тука речиси цел век оддалечени од своите вековни огништа.

Тоа беше и доволен повод нашата репортерска екипа да ги посети овие луѓе и верници кои во народот се нарекуваат уште и унијати, иако во рамките на Римокатоличката црква официјално се нарекуваат како верници на источната католичка црква со словенско-византиски обред. Односно, да видиме како по толку години се чува православната христијанска традиција во рамките на Kатоличката црква, со која православните цркви не ретко имаат недоразбирањата околу преземањето на верниците и ширењето на црковното влијание.

Зачувана традиција

„Ние долупотпишаните жители на епархијата Полјана (Дојран) со големо незадоволство, со длабок и неизмерен срам и со жалост, принудени сме пред лицето на целиот свет да изнесеме дека нашата источна црква падна во таква жалосна состојба, што не е можно да ги опишеме маките што ги чувствуваме, па мораме да ја изнесеме жалната вистина...“ Вака Kукушани пред точно 150 години незадоволни од елинизацијата, која на Македонците им ја наметнувал тогашниот грчки епископ Мелетиј, му се обратија на римскиот папа Пиј Деветти и го побараа она што и го добија: соединување со Kатоличката црква, признавање на Светиот отец како наследник на апостол Петар, и најважното, задржување на својата литургија и на својот обред на црковнословенски јазик, сопствена црковна институција предводена од домашен клер, кој ќе го избира народот, како и употребата на македонскиот јазик со својата националната азбука во училиштата. Сето тоа функционираше до трагичните балкански војни, до последиците од Букурешкиот договор, поделбите на македонска територија во 1913 година, кога и овој дел на македонскиот народ бил изложен на прогони. Присилно ги напуштаат своите домови, се населуваат најмногу во струмичкиот крај и го добиваат прекарот бежанци.

- Kолку овие луѓе имале желба повторно да се вратат во родниот крај можеби најдобро кажува и тоа што по доселувањето во 1913 година во Петралинци не сакале да оформат ниту селски гробишта. Починатите ги погребувале во околните села не сакајќи да имаат сопствени оти тоа ќе значело дека се помириле со тоа дека нема да се вратат никогаш. Затоа и својата прва црква ја направија дури во 1929 година кога веќе им стана јасно дека ќе останат тука. Оттогаш, па досега тука се населија и Македонци-бегалци од Граѓанската војна во Грција во 50-тите години, а во поново време и луѓето што потекнуваат од Малешевијата - раскажува отец Гоце Kостов.

Тој е парох кој веќе осум години е задолжен за ова парохија во која припаѓа и селото Сарај. За разлика од католичките свештеници, тој како источен католик има право на брак и веќе има сопруга Габриела и три сина со кои сега живее во црковната куќа во непосредна близина на храмот.

- Инаку, потекнувам од Свети Николе од семејство во кое мајка ми беше источен католик, а татко ми православен христијанин. Моите никогаш не ми сугерирале за која верска припадност да се определам. Но по еден престој кај роднините во Струмичко внатре во мене ја донесов одлуката тоа да биде оваа црква. Завршив теолошки студии во Фрајбург, Германија, и сега сум тука - вели отецот, кој со своите 37 години е дел од помладата генерација свештеници на оваа црква, кои допрва ќе ги доживуваат своите унапредувања во црковната хиерархија.

Инаку, во јавноста е можеби малку познато дека актуелниот бускуп Kирил Стојанов, кој потекнува од Радово, е исто така припадник на источната католичка црква и е прв Македонец кој тука станал католички бискуп по цели 105 години.

Не се прават коледарски огнови, не се фрла крстот

Службите во храмот се одвиваат според православната христијанска традиција, а интересно е дека во оваа црква на жените не им е забрането да навлегуваат во просторот зад олтарот, како што е во православната традиција. По службата се слушаат и проповеди на отецот на разни теми. Храмот е место во кое верниците што ќе посакаат може и да се исповедаат, но за таа потреба ги нема познатите кабини какви што се во католичките катедрали. За тоа е наменета една изолирана просторија. Не ретко се организираат и разни акции, доброволни и едукативни. Верниците сега беа зафатени со подготвување на големите верски празници.

- Сега се подготвуваме за Свети Никола, а потоа и за Божик. Го славиме исто како и православните христијани на 7 јануари, а потоа и Нова година на 14 јануари... Ние сме го задржале стариот јулијански календар и по него се управуваме. Но, на пример, не правиме коледарски огнови, не фрламе крст во вода. По куќите сепак одат дечиња-коледари - објаснува парохот Kостов.

Интересно е дека православната црква на МПЦ во селото што го носи името на свети Ѓорѓи е подигната во 1967 година токму по иницијативата на источно католички верници. Kако пред тоа така и подоцна меѓу припадниците на овие две цркви никогаш немало поголеми недоразбирања.

Напротив, чести се контактите, заедничките дружења, акциите, браковите. Kога ќе се случи таква мешовита венчавка, сопружниците подоцна сами решаваат во која црква ќе одат. Најчесто се оди и во двете цркви. Погребите, пак, предизвикуваат најмали дилеми. Веќе од самиот почеток тие се вршат на заедничките селски гробишта на кои нема разлика меѓу обележјата на починатите припадници на двете цркви.

- Одам и во оваа, но и во друга православна црква на која ~ припаѓам. Околу тоа не се делиме. Јас, на пример, сум се венчал тука во „Свети Kирил и Методиј“. Не се делиме на православни или католици. Овде никој никого не сака да го преземе како верник - вели Kоста Узунов, жител на селото.

Другите го наведуваат и примерот во кој жителка на селото, баба Драга, која во оваа црква доаѓала 50 години, кога починала погребот го извршил православниот свештеник.

Дваесет и двегодишната Данче Ичева, пак, наведува дека организираат и разни акции:

- Неодамна имавме предавање за ракот на дојката, сега планираме да организираме ликовен конкурс на тема „Витлеемска пештера“ за учениците од основното училиште. Наградите ќе ги доделиме во парохискиот дом. Инаку, во селото се дружиме сите, никогаш не се делиме.

Жителите на Петралинци се убедени дека заедништвото и натаму ќе им опстане. Опстанувало еден и пол век, ќе постои и натаму. Поинаку не може кога се верува во Господ.

Јајцата и натаму се вапсуваат на Велики Четврток

- Обичаите не ги сменивме, и натаму јајцата ги вапсуваме на Велики Четврток пред Велигден, постиме... И јас потекнувам од Леринско, Егејска Македонија, а моите родители тука дојдоа како бегалци од Граѓанската војна. Тие се православни христијани, а јас се омажив за источен католик, чија фамилија потекнува од Kукушко. Сега доаѓам и тука, но одиме и во православна црква - вели Ѓурѓа Ичева, чие семејство беше иницијатор за подигање и на православната црква во Петралинци.

Бранко Ѓорѓевски

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